Wave Field Synthesis from Sound Design to Composition to Concert Performance

Da SaMPL.
Speaker array

La wave field synthesis è un'efficace tecnica di gestione di fronti d'onda mediante schiere di diffusori che permette una percezione estremamente realistica di fonti sonore virtuali. Confinato fino a pochi anni or sono nei programmi di ricerca, il sistema di diffusione WFS ha ricevuto più di recente un notevole sviluppo nei settori industriale, dell'intrattenimento, della divulgazione scientifica e della valorizzazione dei beni culturali. In numero sempre maggiore, sono in fase di realizzazione sistemi in teatri e sale da concerto.

Le possibilità dischiuse in quest'ultima tipologia di applicazione sono molteplici, in primo luogo garantire una migliore qualità dell'ascolto indipendentemente dalla collocazione dell'uditore. Secondariamente, connotare l'ascolto mediante caratteristiche di realismo e iper-realismo superiori a quelle consentite dalle modalità di diffusione più note, specie per quanto riguarda le cosiddette "olografie sonore".

Presso il conservatorio di Padova risiede un sistema di diffusione WFS da studio composto da un array frontale di 32 altoparlanti. Il sistema, ora collocato nella sede di via Bertacchi, venne realizzato nel 2012 dagli studenti della Scuola di Musica Elettronica con la collaborazione di Wouter Snoei nell'ambito di una SaMPL Spring School che coinvolse illustri ricercatori quali Olivier Warusfel, Angelo Farina e Filippo Fazi.

In seguito, un membro dello staff organizzativo ha realizzato una tesi sperimentale sulla valutazione soggettiva della qualità della diffusione WFS, effettuando correlazioni tra esperienze in studio e contesti acustici più ampi mediante altoparlanti PA, in vista della possibilità di implementare un sistema WFS in concerto mediante tecnologie "convenzionali". In base agli incoraggianti risultati di questo lavoro è stata intrapresa l'ottimizzazione delle apparecchiature PA esistenti per la produzione di concerti implementando il sistema WFS nello spazio dell'auditorium di via Cassan.

Scopo del workshop è creare l'anello di contenuto mancante tra l'allestimento tecnico e la curiosità degli ascoltatori, ovvero la resa funzionale del sistema WFS ai fini creativi "puri" della spazializzazione di composizioni elettroacustiche acusmatiche - possibilmente originali ed eventualmente con interazione visuale - individuando quelli che sono i fattori precipui di caratterizzazione a livello poietico.

Obiettivi del workshop

La prossimità della tecnica WFS con il genere musicale che maggiormente utilizza le risorse della diffusione sonora - quello elettroacustico - farebbe pensare che negli ultimi anni vi siano stati altrettanti e importanti sviluppi. Esiste però un repertorio elettroacustico di musica d'arte concepito apposta per la diffusione WFS e quali sono i suoi connotati artistici, al di là delle proprietà tecnologiche, stilistiche e percettive? Quanto alla teoria e alla prassi della composizione elettroacustica, il sistema WFS a che sviluppi ha portato? L'antropologia dell'ascolto da parte del fruitore, ponendo fra questi anche chi crea la musica, a che stadio di consapevolezza e predisposizione è giunta?

Nell'ottica di riepilogare quanto sin qui è stato fatto con la diffusione WFS nel contesto della creazione della musica elettroacustica d'arte, obiettivo del workshop è offrire la possibilità a un gruppo di compositori freelance, accademici e studenti di misurarsi con le problematiche descritte, in una struttura essenziale che mette a disposizione tutti gli strumenti necessari a passare dall'applicazione della WFS nel sound design in studio, alla composizione sonora d'arte e alla sua esecuzione in concerto.

Svolgimento

I partecipanti al workshop lavorano sia individualmente che in team, formando assieme al comitato organizzatore un "gruppo di studio e produzione" in modo da irrobustire i risultati artistici sulla base di una metodologia realizzativa dove la condivisione delle competenze, delle esperienze e delle idee rivesta un ruolo non trascurabile.

La messa a punto dei contenuti laboratoriali viene effettuata nei mesi precedenti sulla base delle candidature pervenute. A tal fine l'accesso al laboratorio è subordinato a una chiamata ai progetti dove i candidati forniscono la bozza di sviluppo del lavoro creativo/composizione elettroacustica da realizzare anche con la collaborazione degli altri partecipanti.

Successivamente all'accoglimento dei progetti i candidati vengono messi in relazione con l'équipe organizzativa di supporto e con i tutor scientifico e artistico. In questa fase lo sviluppo dei progetti avviene condividendo su appositi strumenti di comunicazione online e una mailing list l'avanzamento del lavoro.

Sin dalla fase di valutazione, sono privilegiate tre tipologie di approccio.

  1. Teatro/coreografia del suono, ossia comporre collocando e muovendo le sorgenti sonore nello spazio secondo una specifica drammaturgia o coreografia. A tal fine è pensabile lo sviluppo di apposite grafie o il controllo del suono mediante sistemi di motion capture.
  2. Lo spazio dentro il suono, ossia traslazione di tecniche di Digital Signal Processing nel dominio del compositing spaziale di oggetti sonori complessi.
  3. Spazio visivo e spazio sonoro, ossia comporre secondo relazioni spaziali che mettano in parallelo la percezione auditiva e la percezione visiva. E' prevista la possibilità di proiezioni video coordinate e sincronizzate all'audio, come anche la creazione di opere audiovisuali.

Il workshop in senso stretto si svolge nei giorni 29-30 settembre e 1 ottobre in sessioni parallele presso due sedi, lo studio WFS della sede di via Bertacchi 15 del Conservatorio "C. Pollini" e l'auditorium di via Cassan. Nello studio di via Bertacchi, i partecipanti hanno la possibilità di verificare le soluzioni di spazializzazione precedentemente elaborate, in un ambiente acustico di ridotte dimensioni e più facilmente controllabile. Nell'auditorium si svolgono le prove di finalizzazione dei brani per la performance in concerto.

I tutor artistico e scientifico sono due figure di riferimento per i partecipanti studenti. Il tutor artistico è un compositore di esperienza nel campo dell'informatica e di sensibilità rispetto alla problematica della spazializzazione. Durante il workshop il tutor artistico orienta le soluzioni realizzative in modo da rendere il laboratorio una concreta opportunità di ricerca artistica. Il tutor scientifico è la persona che possiede le competenze per illustrare gli aspetti teorici sottesi al sistema di diffusione WFS ai partecipanti e coordinarli a livello tecnico, affiancato da una équipe di supporto composta da studenti diplomati in Musica Elettronica e dal docente di Informatica musicale del Conservatorio "C. Pollini" di Padova.

Dettagli sul workshop

Sito del workshop sul sistema Open Conference della Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio "C. Pollini".

Il depliant del workshop è scaricabile qui.

Date importanti

17 aprile 2014, apertura candidature
2 giugno 2014, chiusura candidature (nuova deadline)
17 giugno 2014, notifica accettazione progetti e apertura del gruppo di lavoro
29-30 settembre-1 ottobre 2014, WFS workshop
1 ottobre 2014, concerto finale
6 ottobre 2014, concerto a Venezia

Personale

Comitato organizzatore: Sound and Music Processing Lab, Conservatorio "C. Pollini" di Padova
Tutor artistico: Roberto Doati, Conservatorio "N. Paganini" di Genova - Dipartimento di Nuove tecnologie e linguaggi musicali.
Tutor scientifico: Francesco Grani, Aalborg University - Department of Medialogy.
Équipe di supporto: Matteo Girardi, Dario Khademi, Daniele Scarano - Conservatorio "C. Pollini" di Padova, Scuola di musica elettronica.
Coordinamento: Giorgio Klauer, Conservatorio "C. Pollini" di Padova - Dipartimento di nuove tecnologie e linguaggi musicali

Progetti e partecipanti

Voices, Francesco Bossi

Voices è per alcuni versi un progetto atipico, poco ortodosso, per trattarsi di musica elettroacustica. L'intenzione potrebbe sembrare di imitare una vocalist: a ben vedere c'è il gusto ironico del calembour e del lasciare l'ascoltatore nell'incertezza. Al di là di questo, il progetto è orientato alla ricerca delle potenzialità espressive della voce umana in quanto tale, nella sua "gestualità" destrutturata, in combinazione alla creazione di fronti d'onda che inducano la percezione di ologrammi sonori.

Francesco Bossi, musicista free lance e compositore milanese, ha compiuto i suoi studi musicali a Genova, Bologna (dove si è laureato in Dams) e Milano. Il suo adagio per archi Stabat Matrix, firmato con lo pseudonimo Vernon Buckler, è stato eseguito da orchestre e ensemble internazionali. Si è occupato della gestione della Palazzina Liberty e della Civica Orchestra di Fiati di Milano. Ha vinto il Concorso di Sound Design "I suoni della musica" Villa Arconati Music Festival. Nel 2013 la sua installazione Sankta Mona Liza è stata esposta al Palazzo delle Arti di Napoli, rassegna "Vuotociclo". Si occupa di composizione algoritmica e musica con strumenti elettroacustici.

RedShift, Alessandro Fogar

RedShift s'ispira ad un fenomeno fisico (spostamento verso il rosso) che si rileva nell'osservazione a livello astronomico di oggetti molto distanti da noi. L'autore, con questo lavoro, intende sviluppare uno studio sul concetto di espansione/contrazione. RedShift si presenta sotto forma di performance: pensare a un processo, osservare il suo comportamento e intervenire sul materiale. L'approccio è sistematico, non imperativo. Il sistema DSP utilizza principalmente delay, pitch shifter e granularizzatori combinati in modo da dar luogo a un comportamento imprevedibile, emergente, dove il performer influenza ma non controlla completamente il risultato. Il performer controlla l'espansione e contrazione del tempo, l'evoluzione di questi "universi sonori". Come in un processo fisico, i diversi elementi, combinandosi tra loro e mutando, danno vita a sempre nuove alchimie sonore.

Alessandro Fogar opera nel campo della musica elettronica e delle arti multimediali, con uno spiccato interesse verso i suoni naturali, la spazializzazione ed i sistemi interattivi. Ha esplorato vari approcci per la generazione, registrazione e produzione del suono; le composizioni che ne risultano sono spesso studi sulla trasformazione, mutazione di suoni esistenti. Suoi lavori sono stati pubblicati su diverse etichette italiane e straniere (Frog Peak records, S'Agita, AUA, Ants, AFE records), trasmessi da radio in tutto il mondo e presentati in concerto in Italia e all’estero.

La spazializzazione dei blocchi, Nicola Frattegiani

L'idea alla base del progetto è stabilire una relazione tra il sistema di diffusione WFS e la tecnica dei blocchi elaborata da Alessandro Cipriani nel 1994. Essendo la blocks technique un sistema compositivo di frammentazione e ricomposizione è possibile far interagire i diversi frammenti mediante i diffusori presenti nel sistema WFS - ovvero, frammentare un file audio non solo nel dominio temporale ma in quello spaziale esplorando le diverse possibilità anche direttive.

Nicola Frattegiani (Perugia 1979) si laurea, con il massimo dei voti, in discipline dell'arte, della musica e dello spettacolo presso l'Università degli Studi di Bologna con una tesi sull'opera "Intolleranza 1960" di Luigi Nono. Prosegue gli studi con un master in "culture musicali del Novecento" presso l'Università Tor Vergata di Roma. Parallelamente all'attività di musicista, autore e compositore in varie formazioni nell'ambito della musica sperimentale, inizia ad occuparsi di sonorizzazioni d'immagini e video.

Il paradigma dello spazio nella composizione musicale, Alessandro Laraspata

Il progetto è finalizzato all'esprimere una teatralità/coreografia del suono e all'esperire un controllo compositivo dello spazio ad alto livello tramite la scrittura di una partitura. Risulta cruciale affrontare e risolvere le problematiche inerenti alla definizione di un sistema semiografico adatto a gestire la spazializzazione del suono. Assurgendo la dimensione spaziale a fonte di suggestione ed elaborazione dei materiali, si vuole sviluppare un modello di scrittura aderente alle pratiche della musica. Il testo di Marius Schneider "Pietre che cantano" fornisce l'idea alla base del progetto: dall'osservazione e dallo studio dei chiostri romanici di San Cugat, di Gerona e di Ripoll in Catalogna, il musicologo teorizzò che tra le sinuosità architettoniche del colonnato le raffigurazioni decorative di animali sui capitelli corrispondessero a note musicali. Un'antica melodia gregoriana è stata scolpita nella pietra del chiostro e la si può ancora "ascoltare".

Alessandro Laraspata è nato a Napoli nel 1982. Si laurea con il massimo dei voti e la lode nella specialistica di musica elettronica presso il Conservatorio G. Verdi di Milano (2014), Composizione (2011) e Pianoforte (2008) presso il Conservatorio "S. Pietro a Majella" di Napoli. La sua principale attività è la composizione musicale con l'ausilio del computer. Dal 2007 molte sue opere sono state eseguite in Italia e in particolare a Milano, su commissione del teatro San Fedele e del Conservatorio di Milano. In Lombardia si specializza nella regia sonora e nella composizione di musica elettroacustica, nella musica acusmatica e strumentale-elettronica.

Risonanze, Marcela Pavia

L'indagine contempla la composizione dello spazio sonoro separando fin dove è possibile i termini della coppia oggetto/risonanza. L'oggetto, percettivamente in primo piano, è ciò che di solito si muove, aumentando in questo modo la sua valenza percettiva. Che succede se l'oggetto rimane statico ed è la sua risonanza a muoversi? La risonanza scaturita dall'oggetto potrebbe essere intesa come la sua aura e diventare variabile controllata, dando luogo a fenomeni di tensione/distensione non espliciti; mutazione della colorazione frequenziale dello spazio acustico; colorazione mobile dello spazio acustico.

Marcela Pavia è laureata in composizione presso la Universidad Nacional di Rosario (Argentina) e in musica elettronica presso il conservatorio di Milano. Ha seguito corsi di perfezionamento e masterclass con Franco Donatoni, Gyorgy Ligeti, Ennio Morricone, Henri Pousseur e Javier Torres Maldonado. E' stata artist in residence presso il Virginia center for the Creative Arts (USA) e il Gaesteatelier Krone di Aarau (Svizzera). Ha vinto i premi, fra gli altri, SONOM 2012, Erasmus Competition Université 8 Paris 2012, Trinac 2011, Miriam Gideon 2010, Claxica 2009. Le sue opere sono state eseguite in importanti festival europei e internazionali e sono state commissionate da ensemble ed enti quali Orchestra da camera fiorentina, Barcelona Nueva Musica, I Piccoli Pomeriggi Musicali Orchestra, New Made, e numerosi altri. E' autrice di lavori orchestrali e da camera, multimediali ed elettroacustici e di musica per la didattica.

Oggetti sonori complessi, Matteo Polato

Il progetto si concentra sulla gestione dello spazio per creare degli oggetti sonori, dei punti di emissione in zone spaziali specifiche dal contenuto timbrico complesso, dinamico e mutevole, che possano interagire tra loro (sovrapporsi, scindersi, moltiplicarsi ecc), sviluppando le caratteristiche nel corso della composizione in modo che a variazioni timbriche siano associati precisi eventi nella dimensione spaziale. Suoni "puntiformi" sono scomposti nelle loro componenti spettrali e temporali, elaborati e ricomposti palesando queste operazioni con corrispondenti movimenti nello spazio.

Matteo Polato (Padova 1988) si è laureato in Scienze della Comunicazione all'università degli studi di Padova e dall'anno successivo è iscritto al corso di musica elettronica presso il conservatorio "C. Pollini" di Padova. Ha composto brani elettroacustici, tra cui "My God it Talks!" (2013, soprano ed elettronica) e Fjoturlundr (2014, soprano, violoncello, fixed media e live electronics).

Deadly Hug, Claudio Vittori

L'idea alla base del progetto Deadly Hug è la ripresa di un duello tra un ragno Pholcidae e una mosca comune europea. La presa diretta mostra la cruda faccia della natura nell'era dei social. Il filmato in bianco e nero cattura i momenti più energici e cruenti di questa battaglia per la sopravvivenza. Fantasticando sull'amplificazione di mosse repentine nell'attacco del ragno a discapito di un indebolimento avvolgente del battito d'ali della preda, scopo dell'opera è costruire un intreccio sintetico e percussivo che approfondisca l'inconscio umano quando si tratta di immaginare un campo sonoro microscopico.

Claudio Vittori, compositore e sound designer professionista, specialista in brand audio, lavora e collabora per società internazionali nel campo dell'hi tech, della moda e del design. Sound artist attivo come dj e live performer, componente di Q&AP music plushing, giornalista, scrive di musica elettronica sulle pagine della rivista Computer Music Studio dal 2012 ed è Ceo presso Machine Jockey records. Le sue opere sono utilizzate per eventi e sonorizzazioni, audiologhi e colonne sonore: suoi lavori recenti sono stati presentati al Brera design discrict - Salone del mobile 2014, Essenze di architettura urbana - Politecnico di Milano, Arena civica di Milano - apertura mondiali di boxe.